La reazione più importante e temibile è lo shock anafilattico. In questo caso è necessario un intervento urgente e il soggetto va portato, il più presto possibile, in Pronto Soccorso e la terapia verrà decisa dal medico in base a valutazioni che tengano conto della gravità della situazione. E’ utile dare informazioni riguardanti:

  • L’ora in cui il soggetto è stato punto in quanto le complicazioni gravi si verificano per lo più la prima ora dopo la puntura (comunque entro 4-6 ore dall’incidente)
  • Il numero di insetti che hanno punto il soggetto
  • Le sedi di puntura
  • La situazione allergica del soggetto se conosciuta (la reazione infatti può presentarsi sia in soggetti precedentemente sensibilizzati che su terreno atopico)

Se è possibile, mentre si attende il trasporto del soggetto in ospedale, sarebbe opportuno (se presente) riuscire ad estrarre il pungiglione dalla sede di puntura (in quanto è collegato ad una sacca del veleno che, anche una volta strappato dal corpo dell’insetto, continua a pompare veleno); è assolutamente vietato usare pinzette o la punta delle dita, in quanto si rischierebbe di schiacciare la sacca di veleno, iniettandone così involontariamente ancora nel soggetto. Meglio procedere, se possibile, con la lama di rasoio passata “a filo” della sede di puntura o, al limite, “grattare” leggermente con l’unghia così da scalzare la sacca dalla parte opposta al pungiglione. Solo dopo procedere all’estrazione con la pinzetta. E’ bene disinfettare la zona colpita (sali quaternari di ammonio) e applicare del ghiaccio, il quale causa vasocostrizione impedendo al veleno di entrare in circolo più rapidamente. Se è possibile, nel caso di soggetti allergici noti, sarebbe utile posizionare un laccio emostatico al di sopra della sede, senza però stringere troppo, per non creare ischemie, e rilasciare 1 minuto ogni 30; prima di togliere il laccio riposizionarne un altro appena a monte del primo. Se si sospetta edema delle mucose tentare di mettere in bocca anche un bastoncino così da permettere un minimo di passaggio d’aria. Nel caso di shock anafilattico la sintomatologia si manifesta generalmente entro pochi minuti dalla esposizione, e tanto più precoce è l’insorgenza dei sintomi quanto più grave è la reazione (non è però una regola sempre valida!). Quest’ultima è essenzialmente dovuta alla massiccia liberazione di istamina, serotonina e crescente permeabilità delle membrane, edema, broncospasmo, etc.. Inizialmente il soggetto può avvertire forte prurito, seguito da orticaria e angioedema (attenzione se il soggetto riferisce prurito al naso, occhi, palato!), appare ansioso, è ipoteso, può avere nausea, vomito e altre manifestazioni gastro-intestinali (condizioni che peggiorano lo stato ipovolemico già grave per la fuoriuscita di liquidi dalle cellule dato l’accrescimento della permeabilità delle membrane). L’ostruzione delle vie aeree può manifestarsi con difficoltà alla deglutizione, abbassamento della voce. Si può avere asma e senso di oppressione toracica. Il primo segno di shock può essere anche l’episodio convulsivo e/o la perdita di coscienza. In tal caso è bene mettere il soggetto in posizione Trendelenburg (gambe in alto) per favorire il ritorno di sangue e liberare il soggetto dai vestiti. All’arrivo in una struttura idonea il medico attuerà una terapia che può variare a seconda dell’intensità della reazione e al numero di apparati interessati. Se è in pericolo la vita del paziente il trattamento di prima scelta prevede l’impiego di adrenalina (1 mg portato a 10 ml con fisiologica) in piccoli boli in base alla risposta clinica. Se non si riesce a reperire immediatamente un accesso venoso è possibile somministrarla intramuscolo (quadricipite femorale) alla dose di 0.3-0.5 mg ripetibile dopo 5-10 minuti. Anche la via sottocute è utilizzabile (0.25 mg). Se ci sono segni di arresto cardiocircolatorio iniziare anche MCP. L’adrenalina è il farmaco di prima scelta perché ha effetto adrenergico che contrasta l’eccessiva vasodilatazione, effetto β1 che rinforza l’attività del cuore ed effetto β2 che favorisce bronco-dilatazione. Di seconda scelta si utilizza fenilefrina e viene somministrato ossigeno. Per ripristinare la volemia è consigliabile l’uso di plasma espander (emagel). Si utilizzano corticoidi che rafforzano l’azione dell’adrenalina (es. idrocortisone 500-1000 mg). Per aiutare la broncodilatazione, l’adrenalina può anche essere somministrata come aerosol (0.5 mg). I soggetti che hanno subito shock anafilattico e relativo trattamento devono restare in osservazione in ospedale sicuramente fino al completo stabilizzarsi dei parametri (polso, PA, coscienza) che, nelle prime 6-8 ore, verranno controllati con particolare frequenza. Se la reazione anafilattica è di entità lieve e non mette in pericolo la vita del soggetto (ad esempio reazioni che interessano solo la cute) è sufficiente la somministrazione di antistaminici, cortisonici e soluzione fisiologica. Se la sindrome anafilattica è in regressione, o piuttosto lieve, il soggetto viene tenuto in osservazione per almeno 12 ore.

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