Linnea nel mondo degli insetti

Moria delle api: problema risolto?





I frutti non allegano, i semi non sono pieni, il miele non viene raccolto. Tutto questo è sintomo di una cattiva impollinazione. Ma chi sono i più importanti impollinatori? Certamente le api. In questi anni la loro drastica riduzione ha portato effetti, visibili a tutti, sugli ecosistemi. Quando i danni sono diventati anche economici si è cercato finalmente di porre rimedio. A parte le fantasiose teorie dei mass media sui campi magnetici che disorientavano le api bottinatrici, il problema della moria delle api è un fenomeno che ha diverse concause: mutamenti climatici, parassiti, utilizzo di pesticidi in agricoltura. In particolare i neonicotinoidi utilizzati nella concia dei semi. Queste sostanze nocive hanno un’azione sistemica e rimangono presenti nel polline e nel nettare delle piante. Oltre a questo anche l’acqua trasudata dalle giovani foglie sembrerebbe contenere alte concentrazioni di neonicotinoidi e le gocce di guttazione sono la fonte primaria di acqua per le api. Secondo uno studio condotto dall’Università di Padova, un ape che beve acqua essudata da piante di mais, trattate con neonicotinoidi, muore in pochi minuti. Questo sconcertante risultato aprirebbe anche inquietanti interrogativi riguardo i possibili effetti di questi pesticidi sulla salute dell’uomo. Appurato, quindi, che i pesticidi sono causa della strage di api il Governo, con decreto ministeriale del 17 settembre 2008, vieta l’impiego dei neonicotinoidi per la concia delle sementi. Finalmente, dopo anni di preoccupazioni, le api tornano a frequentare i campi in fiore per la gioia di apicoltori e coltivatori. Tutto risolto? Niente affatto. Ultimi accertamenti, condotti in Spagna e dalla FAO, scagionerebbero parzialmente i neonicotinoidi chiamando in causa Nosema ceranae: un parassita! I ricercatori lo avrebbero isolato da api infette e trattato con un antibiotico, il fumagillin. Attendiamo gli sviluppi di questa nuova ricerca sperando che, finalmente, si possa fare chiarezza.

Roberto Scherini

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